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15/04/2010

La NUOVA PIAZZA FEDERICO II (intervista all'Arch. Morgante)

  • Scritta Piazza Federico II di Jesi
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Ci piace inaugurare il nuovo sito web con il progetto della sistemazione della Piazza Federico II di Jesi che ci vede protagonisti nella realizzazione delle pietre incise.

Da sempre la nostra azienda sottolinea lo stretto “cordone ombelicale” che la tiene legata alla città in cui è nata e dove opera da quasi 90 anni di ininterrotta attività. Tale legame è anche testimoniato dal marchio che, attraverso la passione del fondatore e di chi lo ha seguito, ha portato il nome di Jesi praticamente ovunque nel mondo.

 

Riportiamo di seguito le riflessioni dell' Arch. Sergio Morgante, a capo del progetto, per cui lo ringraziamo con stima ed ammirazione.

PREMESSA
Il progetto iniziale per la sistemazione della piazza non teneva conto intenzionalmente del mercato che qui si svolge due volte la settimana. L’Amministrazione Comunale ha ora riconsiderato il problema ed è giunta alla conclusione che il mercato deve rimanere dove è perché è li da sempre, fa parte della piazza come le pietre del selciato.
Questa è la ragione iniziale e più pratica che ci induce a ripensare il progetto, ma non è l’unica: a Jesi è nato Federico II (in piazza probabilmente). L’evento deve essere considerato e incorporato nel luogo; si deve sentire, per così dire, camminandoci sopra (non basta una lapide).
Infine bisogna ripensare il ruolo che questa piazza deve svolgere. Quest' ultima non è più, da molto tempo, il cuore pulsante della città, la crescita fuori delle mura ha sottratto progressivamente attività ed abitanti al nucleo antico, ma questo argomento, da solo, non spiega l’abbandono della piazza che è allo stesso tempo centrale ed isolata dal resto della città.
È la sua posizione in cima al colle e al centro di un tessuto edilizio molto denso, che la isola e la esclude dagli itinerari principali; vi si arriva con relativa facilità solo dalla strada di crinale: la dorsale che unisce il Corso e tutte le piazze alte del centro storico; piazza Federico II è l’ultima, quella che conclude il sistema.
Il suo nuovo e specifico ruolo, che si integra e trova significato in questa concatenazione di spazi pubblici, si è delineato progressivamente e chiaramente negli ultimi venti anni con le scelte e gli interveti operati dall’Amministrazione: piazza Federico II è la piazza della cultura.
Il restauro e la riqualificazione della chiesa di S. Floriano come auditorio polivalente, il recupero di palazzo Mestica, il museo e la nuova biblioteca diocesana, e il successo che queste nuove realizzazioni e attività hanno avuto confermano il nuovo ruolo della piazza: uno spazio silenzioso e appartato che è insieme luogo della tradizione, della memoria e dell’intelligenza della città.

LA PIAZZA
Piazza Federico II è una stanza senza tetto delimitata da alte pareti compatte prive di finestre su fondali paesistici ; è un interno austero non privo di solennità.
Percorrendo via Pergolesi, la strada principale che giace sul crinale del colle, si intuisce in lontananza lo spazio della piazza, ma le visuali di avvicinamento non inquadrano mai alcun elemento significativo che attragga l’attenzione del viandante (e che prometta una sorpresa) ; solo nell’ultimo tratto della via una deviazione repentina delle pareti che la delimitano forma una prospettiva che inquadra perfettamente il campanile della cattedrale. Questa bella inquadratura anticipa l’ingresso in piazza che sorprende il visitatore con la vista della mole scabra di S. Floriano, il solido ottagono che contiene la cupola e l’alto campanile, ma lo delude con la facciata della cattedrale. Quest’ultima avrebbe dovuto essere il fondale naturale della piazza, invece è incastrata in quell’angolo e parzialmente occultata dalla mole dei palazzi appositamente ampliati nella piazza in forme tardo barocche ; un dispetto della nobiltà locale che non poteva digerire le idee, che contenevano elementi di novità, dell’ecclesiastico committente della nuova cattedrale.
E poi c’è l’obelisco che, come tutti sanno, era nato in piazza della Repubblica, ma li dava noia perché limitava l’uso dello spazio (e darebbe noia anche oggi) e quindi fu traslocato, come un vecchio armadio, in piazza Federico II. Purtroppo venne messo proprio nel mezzo come si sarebbe fatto nell’ottocento in una piazza nuova di forma rettangolare, con le strade immissarie e gli edifici più importanti del perimetro in posizioni simmetriche rispetto agli assi della pianta. Ma la pizza è medioevale – diacronica – stratificata e la posizione centrale del monumento squilibra lo spazio, cattura l’attenzione e non dialoga ma si impone alle architetture circostanti ed in particolare alla chiesa di S.Floriano.
Una cosa positiva sull’obelisco va però detta : “tira su la piazza” e la verticalità della stele è assonante con quella dei due campanili.

IL PROGETTO
Il progetto nasce dallo spazio stesso in cui si colloca, da una interpretazione della sua morfologia facendosi spazio tra i riferimenti visuali e gli elementi che la costituiscono: il campanile e il portale della cattedrale, la facciata e il campanile di S. Floriano, le cariatidi di palazzo Baleani, il portale di palazzo Ripanti, la fontana, la balaustra e l’incrocio tra via Pergolesi e costa Lombarda centro geometrico della città romana, punto di intersezione tra cardo e decumano.
Elementi questi che si collocano tutti sul perimetro dell’invaso, con i campanili in posizione arretrata, che, si badi bene, non è di forma rettangolare ma trapezioidale ; la facciata di palazzo Baleani è ruotata infatti verso il palazzo vescovile e il duomo ed anche la balaustra e costa Lombarda, sul lato opposto, hanno all’incirca la stessa inclinazione.

Il progetto ridefinisce il perimetro della piazza, disegna una partitura longitudinale, una partitura trasversale meno evidente e pone un solido elemento nell’angolo orientale dell’invaso in disaccordo con il “fermo geometrico” centrale : l’obelisco.

Il perimetro è formato dalle zanelle a due petti che regolarizzano ed evidenziano la forma trapezioidale dell’invaso; si tratta di segni discreti: lievi solchi realizzati con selci in pietra arenaria, come quella impiegata per la pavimentazione, che dialogano senza violenza con l’irregolarità effettiva dei bordi edificati.

La partitura longitudinale è scandita da due fasce di bianca pietra d’Istria alle quali si affiancano verso l’esterno due zanelle realizzate come quelle del perimetro; si comincia a delineare così lo spazio centrale, che incornicia l’obelisco, e due spazi laterali di larghezza pari alla metà di quello centrale. Il disegno di questa partitura inizia distendendo a terra una fascia bianca, tesa tra l’accesso di via Pegolesi e il campanile del duomo, sulla traiettoria visiva di chi entra in piazza, si distende poi la fascia gemella in simmetria con l’obelisco. Si dispongono infine, ai lati delle fasce, i due solchi di impluvio.

La partitura trasversale spartisce il campo centrale in quattro parti e completa il disegno del trapezio che enfatizza la forma effettiva dell’ invaso, conferisce una leggera tensione allo spazio e stempera l’ ottusa centralità dell’ obelisco. Le sottili linee di pietra d’ Istria che scandiscono la partitura trasversale orientano lo sguardo sulle pareti maggiori della piazza: sulla facciata di S. Floriano, il portale di palazzo Ripanti, l’ ingresso di palazzo Mestica.

Lo spazio è strutturato, e come si vede, la centralità del monumento è stata riconfermata, ma ora è contestualizzata: si relazione tramite il disegno a terra con le altre emergenze ed architetture che popolano la piazza.

Ma dopo aver rivelato le regole geometriche del nuovo disegno della platea, e dopo avere considerato e “rimotivato” in quella geometria la fissità delle stele, non si può fare a meno di contraddire questa stucchevole centralità. Un secondo volume, solido e schiacciato, che compete con la stele, viene introdotto nell’angolo orientale dell’invaso, il più vuoto: è una grande panca circolare sormontata da una calotta di terra. Nello spazio aperto della piazza ci sono ora due elementi che si contendono il campo; la centralità della stele è messa in discussione, il baricentro dell’invaso si è spostato.

Infine bisogna considerare la forma della platea che non è orizzontale ma inclinata verso via Pergolesi; la pendenza del primo tratto tra palazzo Baleani e la stele è modesta, ma quella del secondo è piuttosto accentuata (5% nel tratto terminale). Ora questa variazione di pendenza non viene percepita da chi entra in piazza perché la vegetazione delle quattro aiole che circondano la fontana impedisce una visione d’insieme di tutto l’invaso; con la nuova sistemazione si vedrà invece, con un solo colpo d’occhio, tutto lo spazio e la pavimentazione che sale dapprima sensibilmente per distendersi poi progressivamente dinnanzi a palazzo Baleani. La platea è arcuata, tesa, e il visitatore sentirà sotto i piedi questa impercettibile forza. Le fasce di pietra d’Istria e le linee di impluvio che solcano longitudinalmente la piazza ne evidenziano la forma arcuata, e trattengono, come corde che nervano una vela, la superficie della piazza che tende a gonfiarsi al centro e ai lati: le sezioni trasversali mostrano tre schiene d’asino con la maggiore al centro e le laterali che giacciono in corrispondenza dei percorsi carrabili.

Sulle fasce in pietra d’Istria, le due linee strutturali della nuova sistemazione, si scrive per tutta la lunghezza che Federico II è nato a Jesi. La scritta in bassorilievo, in caratteri romani è reteirata per tutta la lunghezza dei nastri di pietra intervallata dal disegno ideogrammatico della tenda della natività. Così la scrittura diviene architettura, si dilata in tutto lo spazio e fa sì che anche l’ignaro passante venga trasformato in protagonista del suo camminare mentre legge a terra un frammento di storia di questa città e una immagine si forma nella sua mente.

DETTAGLI, MATERIALI, ARREDI E ALTRE OSSERVAZIONI
Una serie di fioriere viene collocata in corrispondenza del lato orientale della piazza. Sono realizzate in legno duro, la forma è quella classica che viene impiegata per alloggiare piccoli alberi (aranci, azalee, sempreverdi modellati in forme geometriche, ecc.).

La platea viene rifatta con gli stessi selci della pavimentazione attuale.

Sui bordi della piazza, in corrispondenza delle pareti, si realizza una fascia larga circa cm. 25, pavimentata in ciottoli di arenaria per rifinire l’angolo. Alcune pavimentazioni dello stesso tipo sono ancora presenti in zone marginali del centro storico.

La seduta e le rifiniture della panca circolare vengono realizzate in pietra d’Istria sabbiata. Si tratta di un oggetto senza tempo: forma e dettagli, come si vede, si rifanno alla tradizione.

Vengono realizzate altre tre panche. Una lunga mt. 4,50 si addossa al muro di mattoni della rampa di palazzo Mestica, le altre due si collocano simmetricamente ai lati della scalinata di S. Floriano.

I residenti potranno circolare come ora sul lato orientale della piazza; si potrà transitare anche sul alto opposto, ma solo per esigenze particolari.

Il mercato potrà svolgersi con maggiore facilità rispetto ad ora perché sono stati tolti alcuni impedimenti: le aiole e il gradino che ora perimetra la zona centrale.

Il progetto dell’impianto di illuminazione viene leggermente modificato per adattarlo al nuovo disegno della piazza.

Una lapide in pietra, ruotata a 45° viene collocata in corrispondenza dell’intersezione tra cardo e decumano. In alternativa, se l’Amministrazione lo richiede, si può realizzare in bronzo a cera persa con il disegno della pianta del centro antico in altorilievo.

Sergio Morgante

  

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